L’eclissi

Dall’inizio del 1938 gli eventi precipitarono. Con l’annessione dell’Austria da parte della Germania, il regno d’Italia si trovò a confinare direttamente con il Terzo Reich. Il 21-27 maggio la Svizzera tornò alla neutralità integrale. Il 10 giugno la Repubblica cecoslovacca accettò di trattare la cessione dei Sudeti a Berlino. Il 14 luglio venne pubblicato in Italia il Manifesto della razza, anche per saggiare la reattività dell’opinione pubblica.

Le ripercussioni di tali eventi sul Distretto italiano del Rotary internazionale non tardarono. A un solo anno dall’insediamento, il generale Paolo Ruggeri Laderchi, già presidente del Rotary di San Remo negli anni 1932-34 e 1936-37, lasciò la presidenza nazionale. Essa passò al senatore Attilio Pozzo. Dopo quindici anni, Achille Bossi si dimise da segretario generale, “per ragioni che sarebbe troppo lungo illustrare – dichiarò -, ma che sono intuitive”.

All’inizio del 1938, annus horribilis nella storia d’Italia, Mussolini non aveva determinato una linea netta e incontrovertibile. Essa cominciò a definirsi dopo l’ Anschluss dell’Austria e il viaggio di Hitler in Italia. E fece tutt’uno col riaffiorare dell’originaria avversione del “duce” nei confronti della monarchia. Come nel 1924-25 e in altri passaggi decisivi della sua vicenda politica, Mussolini non assunse una iniziativa univoca. Lasciò mano libera a singole federazioni del partito, in modo da verificare la consistenza dell’avversario che si preparava a colpire. Nel caso del Rotary la partita era particolarmente delicata giacché suo presidente onorario era Vittorio Emanuele III stesso, mentre il principe ereditario, Umberto, era socio onorario di più d’un Club, incluso quello di Cuneo e si può dire non vi fosse componente di Casa Savoia, compreso il ramo degli Aosta, che non avesse parte nella vita del sodalizio. Con quella linea di condotta, ispirata alla doppiezza, il “duce” poteva mostrare di non aver scelto di persona l’offensiva sibbene di esservi stato indotto o persino sospinto da un partito che irreggimentava l’intera società. Si atteggiava insomma a interprete di una “opinione pubblica” ch’egli stesso aveva plasmato o consentiva di formare.

Il 10 settembre 1938 il Consiglio nazionale del Distretto, riunito in Milano, votò un ordine del giorno in cui ringraziò il Governatore Attilio Pozzo e i “Camerati della Giunta Distrettuale per l’opera di chiarificazione da essi felicemente svolta “, invitò la “sezioni” a “proseguire

con serenità e con fede nella loro attività rotariana”.

Il 14 novembre il Consiglio nazionale venne convocato a Roma per deliberare sulle sorti del sodalizio. Il senatore Pozzo ripercorse la vita del Rotary, sorto in Italia “subito dopo l’avvento del Regime”.

Ricordò che sin dal 1927 il Re aveva concesso l’alto onore della presidenza onoraria “e tutti sappiamo con quale generosa benevolenza e con quanta cordiale simpatia Egli abbia sempre seguito l’opera nostra”. Aggiunse che il Rotary aveva contato e contava tra i soci tutti i principi della Casa, i marescialli d’Italia, alte cariche dello Stato, “somme illustrazioni della scienza e dell’arte” (da Arnaldo Mussolini a Guglielmo Marconi, da Emanuele Filiberto duca d’Aosta ad Antonio Locatelli). “E fra i consensi e gli incoraggiamenti più ambiti – incalzò – non ci è mancato il consenso più prezioso agli Italiani di oggi, quello del Duce che per lunghi anni ha seguito da vicino la nostra attività, che è stato lettore assiduo delle nostre riviste, che più volte si è compiaciuto di ricevere e di intrattenere a colloquio i Presidenti del Rotary Internazionale e più volte ha ricevuto i nostri Governatori ed ha loro espresso il suo più alto compiacimento per l’opera da noi svolta. Non vi è nessuno di noi che, rievocando l’opera svolta e i consensi ottenuti, non debba sentirsi orgoglioso di avere appartenuto alle nostre file, di avere militato, anche come rotariano, al servizio degli altissimi ideali di Patria e di civiltà. A questi ideali si è sempre ispirata l’opera dei rotariani italiani che in ogni tempo hanno considerato la loro appartenenza al Rotary non come fine a se stessa ma come un mezzo, un’opportunità, una via fornita loro per meglio servire le supreme finalità della Patria e del Regime”.

Ciò malgrado, constatato che “le finalità perseguite dall’Associazione trovano in Italia la più autorevole espressione e la più efficace attuazione del programma e nell’indirizzo politico del Regime e nella tenace lungimirante opera del Duce per il trionfo di una giusta pace tra i popoli, opera anche recentemente manifestatasi in solenni avvenimenti internazionali”, cioè nella conferenza di Monaco di Baviera del settembre precedente, talché il sodalizio risultava ormai superfluo, il consiglio nazionale deliberò “che i Rotary Club del Distretto abbiano a sciogliersi col 31 dicembre p.v.”: decisione approvata “all’unanimità per acclamazione”.

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