La strategia civile del Rotary cuneese

Il 1926 fu per il Rotary di Cuneo anno operoso. Esso agì su due direzioni, entrambe incardinate sulla persona del presidente Luigi Burgo. In primo luogo, alcune tra le relazioni presentate dai soci negl’incontri del martedì vennero pubblicate in opuscoli, destinati ad animare il dibattito nei periodici locali. Comparvero L’azione dei Rotary nel campo della gioventù. Nell’ottica di Burgo la cura della gioventù rispondeva invece a un bisogno oggettivo, privo di connotazioni ideologiche o partitiche. Lo aveva già enunciato Giovanni Giolitti inaugurando l’ospedale per l’infanzia “Regina Elena” in Cuneo: con due generazioni “bene educate e bene allevate” anche gl’Italiani avrebbero conseguito i livelli civili delle nazioni da più secoli giunte all’unificazione.

Altri opuscoli rotariani riguardarono i Nuovi mezzi di trazione, argomento nodale in una provincia cerealicola, che stava vivendo l’irruzione delle mietitrebbia (causa di scioperi dalle motivazioni arcaiche) e la modernizzazione del lavoro agricolo, anche nelle zone collinari. I rotariani sperimentavano e, con quella dentata, simbolo della concatenazione delle energie, acceleravano il moto della ruota del tempo. Pari attenzione venne dedicata alle Acque termali, che costituivano una risorsa mai abbastanza messa a frutto dalla Granda, all’Industria conciaria in Italia e nella provincia di Cuneo, ove aveva la punte di eccellenza in Bra; ai Mercati delle uve in Alba e alle Acque di irrigazione nella provincia di Cuneo: argomento riecheggiante il plurisecolare impegno posto dai cuneesi nella canalizzazione delle risorse idriche. Tutti questi temi erano in larga misura speculari a quelli affrontati dal Consiglio provinciale e da quello dell’Economia. Il Club cuneese non si attardava dunque né nell’autocompiacimento per i risultati conseguiti dalle imprese dei suoi soci, né su argomenti secondari o lontani dalla realtà della Granda

L’11-13 settembre 1937 ebbe luogo a Bari l’XI congresso nazionale rotariano. Esso era particolarmente atteso giacché da qualche mese il sodalizio era investito da bordate polemiche.. I rotariani non accettavano di lasciarsi identificare con posizioni che per altro non condividevano: nazionalismo, razzismo, fanatismo.

In Le spie del regime Mauro Canali ha ricordato che sin dal 7 ottobre 1935 , reduce da Berlino, il germanista Guido Manacorda, che fungeva da tramite fra Hiler e Mussolini, fattosi ricevere d’urgenza, illustrò al “duce” l’”opera mucillaginosa, disgregatrice, sempre piùinsistente” attuata da Gruppi di Oxford, con sede centrale a Milano. Era una “setta pacifista anglosassone, legatissima a mondo ginevrino. Né posso, ancora una volta, evitare di segnalarvi – aggiunse l’illustre docente dell’Università di Firenze: non un visionario qualunque – legami stretti con massoneria da parte di Rotary Club, già soppresso in Germania”.

All’indomani del congresso nazionale, il club di Cuneo, presieduto dall’avvocato Teresio Cavallo, consigliere provinciale dal 1920 per il partito popolare italiano (mandamento di Boves), ritenne opportuno che anche il sodalizio locale desse un segnale inequivoco. Sull’inizio del 1938 esso pubblicò in opuscolo e come attestato di condivisione, un “Estratto dagli atti del Congresso”: i discorsi pronunciativi dell’on. Angelo Manaresi, presidente del Rotary di Bologna, e dall’avv. Paul Baillod di Neuchatel, in rappresentanza del Rotary international. “Il Rotary italiano – asserì Manaresi -, sorto in tempo fascista, è stato sempre in linea per la conoscenza, la valorizzazione e la difesa del nostro divino paese”. I rotariani – egli spiegò – “opera(vano) in silenzio e in onestà, nel chiuso della famiglia come nella grande vita della Nazione, volendo un gran bene al proprio Paese, al suo Re ed al suo Duce, mantenendo intatta la fede, pronti i muscoli ed il cuore per ogni appello della Patria”. Non vi era antitesi tra idea rotariana e un regime basato “sul consenso e sull’ardente devozione del popolo… il Rotary nobilita il lavoro e si specchi nell’onestà… I nostri raduni sono incontri di gente che ha tutto il giorno assorbito nella fatica del lavoro, alto o modesto che sia…, utili alla conoscenza ed al progresso umano, per l’apporto che ciascuno vi reca di esperienza, di scienza, di ingegno”. Poco dopo che il nipote di papa Pio XI era entrato a far parte del Rotary e mentre riaffioravano segnali distensivi tra Santa Sede e rotariani d’Italia, aggiunse: “Sentiamo nella religione, l’ansito di un’umanità che soffre e trova appagamento e serenità nel pensiero divino…” e precisò: “Oggi, il Rotary italiano deve avere un suo posto modesto, ma fecondo di bene, nella Grande Crociata che la Civiltà occidentale combatte contro la barbarie comunista”.

Sulla stessa traccia si mosse l’avvocato Baillod.: “Grazie a questo grande Paese d’ordine al sud delle sue frontiere, la Svizzera, travagliata da mene sotterranee, ha meglio resistito all’azione dissolvente del comunismo. E, come svizzero, io ringrazio profondamente l’Italia fascista dell’aiuto magnifico che essa ha apportato al mio Paese in giorni difficili”.

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