I fondatori del Club

I fondatori del Club di Cuneo furono

Acutis, comm. avv. Giuseppe, fabbricazione aceto

Andreis dott. Giorgio, filatura seta

Bassignano comm. avv. Antonio, avvocato penalista

Blanchi di Roascio conte Mario, industria tappeti di cocco

Boglione cav. Giuseppe, concerie

Bongiovanni comm. G. Battista, cavaliere del lavoro, fabbrica macchine lavorazione legno

Burgo grand’uff., cavaliere del lavoro, fabbricazione carta

Cassin grand’uff. on avv. Marco, banca

Daviso di Charvensod comm. ing. Carlo, ingegnere civile

Deaglio cav.rag.Guido, industria calce e cementi

Di Montezemolo marchese comm. Umberto, agricoltura

Giustiniani marchese cav. uff. ing. Aldo, produzione energia elettrica

Guerrieri di Mirafiori conte sen. Gastone, produzione vini

Imberti grand’uff.G. Battista, produzione seme bachi (da seta NdA)

Lang Giorgio, tessitura cotone

Lo Balbo cav.uff. dott. Pietro, tramvie

Locatelli cav. Mattia, industria casearia

Marone cav. Enrico, industria liquori

Nobile comm. dott. Osvaldo, prefetto del regno

Sacchi cav. ing. Valentino, distribuzione energia elettrica

Viglietti cav. uff. rag. Matteo, Cassa di Risparmio di Cuneo.

Ciascuno dei ventidue membri fondatori del Rotary cuneese aveva alle spalle un percorso biografico che conduceva alla scelta maturata il 18 ottobre 1925. Essa fu politica quando si ricordi che questo termine indica il governo della città dell’uomo, le regole della convivenza.

Il Rotary cuneese era composto da imprenditori che si riconoscevano nelle rispettive aziende e nel contributo ch’esse davano al progresso economico, all’incivilimento e , perché no, all’accumulazione di capitale, che era ed è volano primario dello sviluppo, come spiegò anche Karl Marx.

Fra i rotariani molti avevano fronteggiato in prima persona l’assalto eversivo del 1920-22. Era il caso del conciario braidese Giuseppe Boglione. Vinte le elezioni amministrative del 1920 e insediatosi quale sindaco, il socialista Giuseppe Lenti aveva immediatamente rimosso il ritratto di Vittorio Emanuele III. Riteneva che l’industre cittadina fosse divenuta una cellula dell’unione delle repubbliche socialiste sovietiche (cioè fondate sui “consigli di fabbrica”). Boglione fece quanto riteneva necessario per fronteggiare chi si dichiarava “nemico di classe” e prometteva di annientare fisicamente la borghesia imprenditrice. Anche Guido Deaglio aveva fronteggiato scioperi e ostilità. Lo stesso valeva per Mario Blanchi di Roascio, poco incline ad apprezzare la pacatezza di Giovanni Giolitti dinnanzi all’occupazione delle fabbriche del settembre 1920 e la mediazione su sua direttiva esercitata dallo Stato nei conflitti salariali, per evitare sbandate traumatiche e riportarli all’interno della dialettica tra le parti sociali, con occhio di riguardo per la più debole. Le battaglie più aspre furono però affrontate proprio da Burgo, che sin dal 1920 dette vita alla lega “Difesa-Ordine-Lavoro”.

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